Disturbi clinici

La depressione è uno dei disturbi psichici più comuni e invalidanti. La percentuale di persone che ne soffrono sembra aumentare costantemente e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha previsto che nell’arco di pochi anni la depressione sarà la seconda causa di invalidità per malattia, subito dopo le malattie cardiovascolari.

Depressione

La depressione è uno dei disturbi psichici più comuni e invalidanti. La percentuale di persone che ne soffrono sembra aumentare costantemente e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha previsto che nell’arco di pochi anni la depressione sarà la seconda causa di invalidità per malattia, subito dopo le malattie cardiovascolari.

La depressione è un disturbo del tono dell’umore, una disposizione psichica importante per l’adattamento. L’umore è generalmente flessibile: quando gli individui vivono eventi o situazioni piacevoli curva verso l’alto, mentre flette verso il basso in situazioni negative e spiacevoli. Chi soffre di depressione non mostra questa flessibilità, ma il suo umore è costantemente flesso verso il basso, indipendentemente dalle situazioni esterne. Non a caso, dunque, chi presenta i sintomi della depressione mostra frequenti e intensi stati di insoddisfazione e tristezza, tendendo a non provare piacere nelle comuni attività quotidiane. Le persone che soffrono di depressione vivono in una condizione di costante malumore e con pensieri negativi e pessimisti circa se stessi, gli altri e il proprio futuro.

La depressione può colpire chiunque. La letteratura è concorde nel dichiarare che è spesso un sentimento di perdita a causare il manifestarsi del disturbo. Tuttavia le cause della depressione restano molteplici e diverse da persona a persona (ereditarietà, ambiente sociale, lutti familiari, problemi di lavoro,…).

Le conseguenze della depressione si possono riscontrare in diversi ambiti della vita, dalla famiglia al lavoro. In chi soffre di depressione, l’umore condiziona anche il rapporto con sé stessi e il proprio corpo. Chi è depresso ha difficoltà a curare il proprio aspetto, mangiare e dormire in modo regolare.

Disturbo bipolare

Il disturbo bipolare, pur non essendo particolarmente frequente, costituisce un problema serio e invalidante. Esso merita attenzione clinica e i soggetti che ne soffrono sono spesso inconsapevoli. 

Chi ne è affetto tende ad alternare fasi depressive seguite da fasi ipomaniacali o maniacali. In genere le fasi depressive della depressione bipolare tendono a durare più a lungo di quelle maniacali o ipomaniacali. A volte, nel disturbo bipolare, la transizione da una fase all’altra è rapida e immediata. Altre volte, invece, è intervallata da un periodo di umore normale. Talvolta il passaggio di fase nel bipolarismo è lento e subdolo, mentre altre volte può essere brusco e improvviso.

Le fasi depressive nel disturbo bipolare (o depressione bipolare) si caratterizzano per un umore molto basso, una sensazione che niente sia più in grado di dare piacere e una generale tristezza per la maggior parte del giorno.

Le fasi maniacali vengono generalmente descritte come l’esatto contrario di quelle depressive. Ovvero, caratterizzate da un umore alquanto elevato, dalla sensazione di onnipotenza e da un eccessivo ottimismo.

In queste fasi, i pensieri si succedono molto rapidamente nella mente del paziente affetto da depressione bipolare o disturbo bipolare al punto da diventare così veloci che risulta difficile seguirli. Il comportamento può essere iperattivo, caotico, fino al punto di rendere il paziente inconcludente.

Disturbi di ansia

Ansia è un termine largamente usato per indicare un complesso di reazioni cognitive, comportamentali e fisiologiche che si manifestano in seguito alla percezione di uno stimolo ritenuto minaccioso e nei cui confronti non ci riteniamo sufficientemente capaci di reagire.

Quando si affronta un pericolo, l’ansia induce la risposta di attacco o di fuga. In associazione a tale risposta, si verificano diversi cambiamenti fisici, come l’aumento del flusso ematico al cuore e ai muscoli, che forniscono l’energia e la forza necessaria per far fronte alla condizione di pericolo, come la fuga da un animale aggressivo o dall’attacco di un aggressore.

Tuttavia, l’ansia è considerata un disturbo quando si manifesta in momenti inappropriati, si manifesta spesso ed è talmente intensa e duratura da interferire con le normali attività di una persona. 

Il disturbo d’ansia è più frequente rispetto ad altre tipologie di malattia mentale e interessa circa il 15% degli adulti negli Stati Uniti. Un’ansia significativa può persistere per anni e iniziare ad essere percepita come normale dal soggetto ansioso. Per questo e altri motivi, i disturbi d’ansia spesso non vengono diagnosticati o trattati.

Fobia

La fobia è una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici. Le persone che soffrono di fobie si rendono perfettamente conto dell’irrazionalità della propria paura, ma non possono controllarla.

L’ansia da fobia si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, vertigini, extrasistole, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Con la paura si sta male e si desidera una cosa sola: fuggire! Scappare, d’altra parte, è una strategia di emergenza. La tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti della fobia, in realtà costituisce una trappola: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l’evitamento successivo (in termini tecnici si dice che ogni evitamento rinforza negativamente la paura).

Tale spirale di progressivi evitamenti produce l’incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica della persona, al punto da interferire significativamente con la normale routine dell’individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali. Il disagio diviene così sempre più limitante.

Attacchi di panico

Gli attacchi di panico (detti anche crisi di panico) sono episodi di improvvisa ed intensa paura o di una rapida escalation dell’ansia normalmente presente.

Sono accompagnati da sintomi somatici e cognitivi. Ad esempio palpitazioni, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, vertigini, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore.

Chi ha provato gli attacchi di panico li descrive come un’esperienza terribile, spesso improvvisa ed inaspettata, almeno la prima volta. E’ ovvio che la paura di un nuovo attacco diventa immediatamente forte e dominante.

Di solito gli attacchi sono più frequenti in periodi stressanti. Alcuni eventi di vita possono infatti fungere da fattori precipitanti, anche se non indicono necessariamente un attacco di panico.

Durante un attacco di panico, pensieri catastrofici automatici e incontrollati riempiono la mente della persona. Questa ha quindi difficoltà a pensare chiaramente e teme che tali sintomi siano veramente pericolosi.

Disturbo ossessivo compulsivo

Il disturbo ossessivo compulsivo è un disturbo caratterizzato dalla presenza sia di pensieri intrusivi (chiamati “ossessioni“) che da comportamenti ripetitivi (compulsioni). Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi intrusivi che generano ansia e sono vissuti come disturbanti e inappropriati e sono definiti “egodistonici” ossia lontani dal concetto di sé. 

Le compulsioni sono invece comportamenti ripetitivi (detti anche rituali) che vengono messi in atto nel tentativo di controllare le ossessioni. Le compulsioni spesso seguono delle regole comportamentali molto precise e sono messe in atto per “rispondere” ad una ossessione, nel tentativo di controllare le emozioni negative legate al pensiero intrusivo. 

Il DOC può condizionare negativamente le attività della vita quotidiana, il lavoro e/o lo studio,  e le relazioni di amicizia ed affettive.

La persona che soffre di un DOC è spesso spaventato e stremato dai continui rituali legati alle ossessioni e, pertanto, cerca di evitare quelle situazioni potenzialmente capaci di scatenarle. Con il procedere del tempo, ciò può causare una serie di limitazioni sia nella vita sociale che lavorativa.

In assenza di interventi e cure, il DOC tende a persistere nel tempo (cronicizzazione) e, di conseguenza può condizionare negativamente tutta la vita della persona.

Disturbi dell'alimentazione

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) o disturbi dell’alimentazione sono patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile.

I principali disturbi dell’alimentazione sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata (o binge eating disorder, BED); i manuali diagnostici, inoltre, descrivono anche altri disturbi correlati, come i disturbi della nutrizione (feeding disorders) e i disturbi alimentari sottosoglia, categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena.

Soffrire di un disturbo dell’alimentazione sconvolge la vita di una persona e ne limita le sue capacità relazionali, lavorative e sociali. Per la persona che soffre di una disturbo dell’alimentazione tutto ruota attorno al cibo e alla paura di ingrassare. Cose che prima sembravano banali ora diventano difficili e motivo di ansia, come andare in pizzeria o al ristorante con gli amici, partecipare ad un compleanno o ad un matrimonio. Spesso i pensieri sul cibo assillano la persona anche quando non è a tavola, ad esempio a scuola o sul lavoro; terminare un compito può diventare molto difficile perché nella testa sembra che ci sia posto solo per i pensieri su cosa si “deve” mangiare, sulla paura di ingrassare o di avere una crisi bulimica.

Una caratteristica quasi sempre presente in chi soffre di un disturbo alimentare è l’alterazione dell’ immagine corporea che può arrivare ad essere un vero e proprio disturbo. La percezione che la persona ha del proprio aspetto ovvero il modo in cui nella sua mente si è formata l’idea del suo corpo e delle sue forme, sembrano influenzare la sua vita più della sua immagine reale. Spesso chi soffre di anoressia non riesce a giudicare il proprio corpo in modo obiettivo; l’immagine che rimanda lo specchio è ai loro occhi quella di una ragazza coi fianchi troppo larghi, con le cosce troppo grosse e con la pancia troppo “grande”. Per le persone che soffrono di bulimia nervosa l’angoscia può essere ancora più forte per il fatto che il fatto di perdere il controllo sul cibo fa percepire il peso corporeo (che molto spesso è normale) come eccessivo. Sia nell’anoressia nervosa che nella bulimia nervosa, la valutazione di sé stessi dipende in modo eccessivo dal peso e dalla forma del proprio corpo.

Disturbi del sonno

Il sonno è necessario per la sopravvivenza e per mantenere un buono stato di salute, ma non è ancora del tutto chiaro il motivo della sua necessità e in che modo esattamente apporti benefici. Uno dei benefici del sonno è il suo effetto ristoratore sulla capacità delle persone di funzionare normalmente durante il giorno.

I bisogni individuali di sonno possono variare ampiamente, solitamente da 6 a 10 ore al giorno. La maggior parte delle persone dorme durante la notte. Tuttavia, molte sono costrette a dormire durante il giorno a causa degli orari di lavoro, una situazione che può causare disturbi del sonno.

I disturbi del sonno influiscono sulla capacità di addormentarsi, di rimanere addormentati, di stare svegli o su comportamenti insoliti durante il sonno, come il sonnambulismo. Il sonno può essere disturbato da molti fattori, inclusi orari irregolari per coricarsi, attività prima di coricarsi, stress, dieta, disturbi o farmaci.

I sintomi più comuni dei disturbi del sonno sono:

– Insonnia: le persone che soffrono di insonnia fanno fatica ad addormentarsi e a continuare a dormire e si svegliano stanche. Possono svegliarsi presto. In seguito alla mancanza di sonno, si sentono assonnate, stanche ed irritabili durante il giorno.

– Eccessiva sonnolenza durante il giorno: le persone con sonnolenza diurna eccessiva tendono ad addormentarsi durante le ore di veglia normali. Alcuni disturbi del sonno impediscono di resistere alla voglia di addormentarsi durante il giorno.

Alcuni disturbi del sonno implicano movimenti involontari degli arti o altri comportamenti insoliti (come incubi, terrori notturni o sonnambulismo) durante il sonno. Movimenti e comportamenti insoliti durante il sonno sono chiamati parasonnie.

Altri sintomi possono includere problemi di memoria, di coordinazione ed emotivi. Le persone possono avere risultati negativi a scuola o al lavoro. Aumenta il rischio di avere un incidente stradale o di sviluppare disturbi cardiaci.

Disfunzioni sessuali

Una Disfunzione Sessuale (o disturbo sessuale) è caratterizzata da un’anomalia del processo che sottende il ciclo di risposta sessuale, o da dolore associato al rapporto sessuale. Il ciclo di risposta sessuale normale può essere diviso nelle seguenti fasi (in ognuna delle quali possono intervenire dei disturbi sessuali):

  1. Desiderio. Questa fase consiste in fantasie sull’attività sessuale e nel desiderio di praticare attività sessuale.
  2. Eccitazione. Questa fase consiste in una sensazione soggettiva di piacere sessuale e nelle concomitanti modificazioni fisiologiche. Le principali modificazioni nel maschio sono la tumescenza del pene e l’erezione. Le principali modificazioni nella donna sono la vasocongestione pelvica, la lubrificazione e la dilatazione della vagina, e la tumescenza dei genitali esterni.
  3. Orgasmo. Questa fase consiste in un picco di piacere sessuale, con allentamento della tensione sessuale e contrazioni ritmiche dei muscoli perineali e degli organi riproduttivi. Nel maschio vi è la sensazione di inevitabilità dell’eiaculazione, seguita dall’emissione di sperma. Nella femmina vi sono contrazioni (non sempre percepite soggettivamente come tali) della parete del terzo esterno della vagina.
  4. Risoluzione. Questa fase consiste in una sensazione di rilassamento muscolare e di benessere generale. Durante questa fase, i maschi sono fisiologicamente refrattari ad ulteriori erezioni ed orgasmi per un periodo variabile di tempo. Al contrario, le femmine possono essere in grado di rispondere a nuove stimolazioni quasi immediatamente.

I disturbi sessuali possono verificarsi in una o più di queste fasi.

Sia nell’uomo che nella donna i disturbi sessuali della fase del desiderio sono il calo del desiderio o l’avversione sessuale.

Nell’uomo il disturbo sessuale più comune della fase dell’eccitazione è il disturbo dell’erezione (disfunzione erettile o impotenza sessuale), mentre nella donna vi è la mancanza di eccitazione sessuale e di lubrificazione.

Nell’uomo il disturbo sessuale più comune della fase dell’orgasmo è l’eiaculazione precoce, anche se esistono uomini che hanno eiaculazione ritardata, impossibile o non piacevole, mentre nella donna è molto comune l’anorgasmia o frigidità (impossibilità di raggiungere l’orgasmo).

Esistono poi i cosiddetti disturbi sessuali caratterizzati da dolore durante il rapporto, ovvero la dispareunia, sia maschile che femminile, che consiste in un coito doloroso, solitamente dovuto a cause organiche, o il vaginismo, involontaria contrazione della vagina che impedisce la penetrazione.

I pazienti che presentano disfunzioni sessuali spesso sono persone che si approcciano all’intimità con pensieri ed emozioni congrue con un’area vissuta come problematica. Spesso questa sofferenza accompagna il soggetto non solo durante l’atto sessuale, ma già nelle ore precedenti. Parliamo allora di ansia anticipatoria, quando cioè inizia a pensare all’avvicinarsi di quel momento in termini astratti e negativi, fenomeno psichico meglio noto come rimuginio.  Se provassimo ad analizzare il contenuto del pensiero che regola la reazione ansiosa in questi soggetti, spesso ci troveremmo di fronte a quella che viene chiamata “ansia da prestazione”, che impedisce di vivere la propria sessualità come momento di piacere, ma al contrario come test sulle proprie capacità sessuali. L’attenzione selettiva non è più centrata sul “cosa”, ma su “come” lo sta provando e l’esito dell’esperienza ha la meglio sul piacere di viverla. Il fallimento di tale prestazione può portare tutta una cascata di sintomi secondari di natura svalutativa rispetto all’immagine di sé, con conseguenti vissuti di tristezza e rabbia. Tanto più è in atto, all’interno della sessualità, un test sul valore della persona, tanto più la stessa persona non accetta che vi possano essere incertezza rispetto all’esito. Stiamo parlando, in questo caso, di un’altra tipologia di pensieri tipica dei pazienti ansiosi, cioè l’intolleranza all’incertezza, che li fa avvicinare a quell’evento solamente quando hanno la percezione, fallace e disfunzionale, di poterne controllare l’esito; fallace e disfunzionale poiché tale pensiero mantiene e rinforza il circuito problematico, portando il soggetto a vivere la sessualità spesso attraverso un evitamento massiccio. Questo comportamento, pur sembrando al paziente funzionale a non vivere quegli scenari da lui letti come catastrofici, non fa altro che rinforzarli, oltre che portare in aggiunta una sintomatologia depressiva causata da un forte abbassamento della qualità della vita.

Dipendenze da sostanze e disturbi da addiction

La dipendenza da sostanze viene definita dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) come “uno stato psichico e talora fisico, derivante dall’interazione con una sostanza, che determina modificazioni del comportamento e la necessità di assumere questa, per ottenere gli stessi effetti psichici ed evitare la sindrome da astinenza”. Il concetto di “dipendenza” può assumere valenze diverse, a seconda che questa sia fisica o psicologica ma, in entrambi i casi, il nucleo della dipendenza sta nella “necessità” di assumere la sostanza di abuso e, spesso, queste due sfaccettature sono difficili da distinguere.

La dipendenza fisica viene indotta da alcune, ma non tutte, le sostanze di abuso, e si manifesta quando l’utilizzo ripetuto di una droga cambia il modo in cui il nostro cervello distingue le sensazioni piacevoli e spiacevoli. I sintomi di astinenza sono la conseguenza di questo cambiamento, nel momento in cui il cervello ne avverte la mancanza. I sintomi dell’astinenza come tremori, nausea e dolori, quindi, confermano la presenza di una dipendenza fisica.

La dipendenza psicologica, invece, viene definita come il bisogno incontrollabile di utilizzare la sostanza: quando quest’ultima viene usata per modificare il proprio umore e creare sentimenti di gioia o aumentare la propria autostima, la persona dipendente ha bisogno di continuare a usare la sostanza che le procura le suddette sensazioni.

Trattare una dipendenza significa aiutare l’individuo a interrompere l’assunzione della sostanza, evitando che si verifichino ricadute, e a recuperare il proprio ruolo in famiglia, sul lavoro o nella società. Esistono diversi approcci evidence based per il trattamento delle dipendenze, raggruppabili nelle macrocategorie delle psicoterapie e del trattamento farmacologico: a seconda del paziente e della tipologia di sostanza utilizzata, verrà prescelta una delle due forme di trattamento, oppure una combinazione di entrambi.

L’approccio della CBT considera la dipendenza come un comportamento disfunzionale appreso e mantenuto nel tempo: lo scopo della terapia è la correzione del comportamento di dipendenza e, quindi, l’acquisizione di nuovi comportamenti più funzionali nella vita della persona.

 

Sebbene le dipendenze principali e maggiormente conosciute siano state fino a pochi decenni fa quelle inerenti alle droghe e all’alcool, oggi più che mai è vivo l’interesse per un altro gruppo di dipendenze, legate ad oggetti o comportamenti presenti nella vita quotidiana di tutti e che non hanno nulla a che vedere con l’abuso di sostanze. La dipendenza da sesso, internet, shopping compulsivo, gioco d’azzardo, lavoro eccessivo, così come la ricerca continua e incessante di esperienze sentimentali e di stati di innamoramento, costituiscono un gruppo eterogeneo comunemente definito come “dipendenze comportamentali” o “nuove dipendenze” o, ancora, “new addiction”.

Le dipendenze comportamentali o da sostanze influenzano e distorcono a differenti livelli di gravità l’esperienza individuale di molte persone. Si tratta di un particolare coinvolgimento in un’abitudine ripetitiva e persistente, che non tiene conto delle conseguenze e che sviluppa più o meno rapidamente una condizione di tolleranza. Inoltre, tutti i comportamenti di dipendenza sembrano essere accompagnati da qualche forma di craving – più o meno preponderante, inteso come un’attrazione talmente forte verso alcune sostanze o esperienze allettanti da comportare una perdita di controllo e la messa in atto di una serie di azioni “obbligatorie” volte alla soddisfazione del desiderio, anche in presenza di ostacoli o pericoli.

Le persone diventano dipendenti da esperienze che possono (e spesso hanno come scopo) modificare l’umore e le sensazioni e, pertanto, prima ancora di essere una condizione neurobiologica o un problema sociale, la dipendenza può essere considerata un fenomeno individuale che può presentarsi nel corso dello sviluppo psicologico come risposta a specifici fattori evolutivi. Essa, infatti, non interviene casualmente nella vita delle persone, ma è conseguenza di una vulnerabilità di base che permette l’instaurarsi di una modalità di comportamento alla quale ricorrere sotto stress o quando ci si sente soverchiati da sensazioni ed emozioni non identificabili o gestibili.

L’Internet addiction, le droghe, lo shopping, il sesso o il gioco d’azzardo hanno quindi come scopo principale il cambiamento della percezione di sé e dell’ambiente circostante: servono a modificare lo stato di coscienza ordinario, il cui disagio e la cui sofferenza non possono essere regolati in altro modo.

Disturbi legati a eventi traumatici e stressanti

Questa categoria di disturbi è connessa alla sofferenza psicologica che segue l’esposizione ad un evento traumatico o stressante.

Disturbo post-traumatico da stress

Il Disturbo Post Traumatico da Stress si manifesta a seguito di un evento traumatico estremo, ovvero un evento che ha implicato morte o minaccia di morte, o una forte minaccia per l’integrità fisica propria o altrui (aggressioni, rapimenti, incidenti, gravi malattie, ecc.), che la persona ha vissuto o a cui ha assistito. La risposta comprende paura intensa; ricorrenti e involontari ricordi spiacevoli dell’evento (nei bambini, temi o aspetti dell’evento traumatico possono essere riproposti ripetitivamente nel gioco); incubi; sensazione che l’evento traumatico stia per ripresentarsi, con conseguente disagio intenso all’esposizione a fattori che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento traumatico; dunque, evitamento di tutto ciò che è associato al trauma (oggetti, situazioni o persone). Possono, inoltre, presentarsi un aumento della reattività generale, con esagerate risposte di allarme; difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno; irritabilità o scoppi di collera; difficoltà a concentrarsi; marcata riduzione di interesse o partecipazione ad attività significative; esagerate convinzioni negative su sé stessi e/o sul mondo; persistente incapacità di provare emozioni positive.

Disturbo da stress acuto

Il Disturbo da stress acuto si distingue dal precedente per un quadro sintomatologico più intenso ma limitato ad una durata che va da 3 giorni a 1 mese al massimo.

 

Disturbo dell’adattamento

Si parla di Disturbo dell’adattamento quando, a seguito (entro 3 mesi) di un evento stressante, come una separazione coniugale o la perdita del lavoro, l’individuo manifesta una marcata sofferenza sproporzionata rispetto alla gravità o all’intensità dell’evento stressante in sé, con una conseguente significativa compromissione del funzionamento in ambito familiare, sociale e lavorativo.

Disturbi di personalità

In generale i disturbi di personalità sono caratterizzati da un modo pervasivo e persistente di percezione, reazione e relazione che causano un disagio significativo o una compromissione funzionale. I disturbi di personalità variano notevolmente nelle loro manifestazioni, ma si ritiene che tutti siano causati da una combinazione di fattori genetici e ambientali. Gradualmente molti tendono a diventare meno gravi con l’età, ma alcuni tratti possono persistere in un certo grado dopo che i sintomi acuti che hanno portato alla diagnosi del disturbo si riducono.

Il DSM-5 raggruppa i 10 tipi di disturbi di personalità in 3 clusters (A, B, e C), sulla base di caratteristiche simili.

Il cluster A è caratterizzato dall’apparire strano o eccentrico. Esso comprende i seguenti disturbi di personalità con le loro caratteristiche distintive:

  • Paranoide: diffidenza e sospettosità
  • Schizoide: disinteresse negli altri
  • Schizotipico: idee e comportamento eccentrici

Il cluster B è caratterizzato da comportamenti drammatici, emotivi, o stravaganti. Esso comprende i seguenti disturbi di personalità con le loro caratteristiche distintive:

  • Antisociale: irresponsabilità sociale, disprezzo per gli altri, inganno e manipolazione degli altri per guadagno personale
  • Borderline: intolleranza allo stare soli e disregolazione emozionale
  • Istrionico: ricerca di attenzioni
  • Narcisistico: sottostante disregolata e fragile autostima e grandiosità palese

Il cluster C è caratterizzato da comportamenti ansiosi o paurosi. Esso comprende i seguenti disturbi di personalità con le loro caratteristiche distintive:

  • Evitante: evitamento del contatto interpersonale dovuto a rifiuto di sensibilità
  • Dipendente: arrendevolezza e necessità di essere accudito
  • Ossessivo-compulsivo: perfezionismo, rigidità ed ostinazione

I disturbi di personalità sono principalmente problemi con auto-identità e funzionamento interpersonale. I problemi legati all’auto-identità possono manifestarsi come un’immagine di sé instabile (p. es., persone che oscillano tra il vedere loro stesse come buone o come esseri crudeli) o come un’incoerenza nei valori, negli obiettivi, e nell’aspetto (p. es., persone profondamente religiose in chiesa, ma altrove irriverenti ed irrispettose). Il problema del funzionamento interpersonale in genere si manifesta come fallimento nello sviluppo o nel mantenimento di relazioni strette e/o con insensibilità nei confronti degli altri (p. es., incapacità di empatizzare).

Gli individui con disturbi di personalità spesso sembrano incoerenti, confusi e sono frustranti per coloro che li circondano (compresi i medici). Queste persone possono avere difficoltà a conoscere i confini tra loro stesse e gli altri. La loro autostima può essere eccessivamente elevata o bassa. Possono rivestire ruoli genitoriali incoerenti, distaccati, iper-emotivi, abusanti, o irresponsabili, che possono indurre a sviluppare nel coniuge e nei loro figli problemi fisici e mentali.

I disturbi di personalità compaiono quando i tratti di personalità divengono talmente pronunciati, rigidi e disadattivi da compromettere il funzionamento lavorativo e/o interpersonale. Queste modalità sociali disadattive possono provocare un disagio significativo nelle persone con disturbi di personalità ed in coloro che le circondano. Per le persone con disturbo di personalità (a differenza di molti altri che richiedono assistenza psicologica), solitamente la sofferenza causata dalle conseguenze dei loro comportamenti socialmente disadattivi è la ragione per cui richiedono un trattamento, piuttosto che per il disagio associato ai loro pensieri e sentimenti. Pertanto, i terapeuti devono inizialmente aiutare i pazienti a capire che i loro tratti di personalità sono la radice del problema. In generale, il trattamento dei disturbi di personalità punta su:

  • Ridurre il disagio soggettivo
  • Consentire ai pazienti di capire che i loro problemi sono intrinseci a loro stessi
  • Ridurre in modo significativo i comportamenti disadattivi e socialmente sgraditi
  • Modificare i tratti di personalità problematici