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Salvador Minuchin ha concettualizzato la famiglia come un sistema caratterizzato da una struttura ben definita, con dei confini. In questa prospettiva, per struttura familiare si intende “l’invisibile insieme di richieste funzionali che determina i modi in cui i componenti della famiglia interagiscono”.

La struttura della famiglia

La famiglia è un sistema con una propria struttura. La ripetizione di determinate interazioni tra i vari membri della famiglia crea dei modelli di interazione e scambio che in un certo senso stabiliscono come, quando e con chi stare in relazione. Questi modelli regolano il comportamento dei membri di una famiglia attraverso due livelli. Uno più generale che riguarda le regole condivise rispetto all’organizzazione familiare, l’altro più specifico che riguarda le aspettative reciproche dei singoli componenti della famiglia.

In ogni sistema familiare possiamo distinguere diversi sottosistemi, che svolgono specifiche funzioni. Ciascun membro della famiglia può far parte di diversi sottosistemi. In ciascuna famiglia nucleare, possiamo distinguere tre sottosistemi principali: quello coniugale, quello genitoriale e quello dei fratelli.
I sottosistemi valorizzano le relazioni a due e sono delimitati tra loro dai “confini”, cioè da regole che definiscono chi e come partecipa a un determinato sistema. I confini della famiglia possono essere collocati lungo un continuum: rigidi, chiari e diffusi.

Il continuum dei confini

Nella famiglia funzionale i confini tra i sottosistemi sono chiari, cioè definiti in modo tale da permettere ai membri del sottosistema sia di esercitare le proprie funzioni senza interferenze, sia di entrare in contatto l’uno con l’altro. Le informazioni che passano tra i diversi sottosistemi sono adeguate a quantità e pertinenza. Nel caso di famiglie con confini rigidi, i sottosistemi sono eccessivamente separati fra loro, tanto che la comunicazione risulta difficile. Ciò significa che se un membro incontra problemi in una fase del suo ciclo di vita e non trova sostegno e conforto negli altri, può manifestare o amplificare un sintomo perché la sua sofferenza sia notata (Famiglie Disimpegnate). La situazione delle famiglie con confini diffusi è totalmente opposta. I confini tra i sottosistemi sono molto labili e la differenziazione scompare. Tutti sanno tutto (Famiglie Invischiate).

Ogni famiglia può essere collocata lungo un continuum che va dal disimpegno all’invischiamento. La posizione che rispecchia il modello di funzionamento sano è quella centrale, con confini chiari.
Per funzionare in modo sano, una famiglia deve proteggere l’integrità di tutto il sistema e l’autonomia funzionale delle sue parti. Ogni componente della famiglia e ogni sottosistema familiare deve negoziare l’autonomia e l’interdipendenza. Il terapeuta sistemico-familiare cerca di aiutare la famiglia a creare uno scambio flessibile fra autonomia e interdipendenza, allo scopo di promuoverne la crescita psico-sociale dei suoi membri nel migliore dei modi.

Autonomia e connessione emotiva

Collegato al tema dei confini troviamo la differenziazione del sé, che ha a che fare con la misura in cui una persona diviene emotivamente differenziata dal genitore. Il processo di differenziazione è lento, è un processo a lungo termine nel quale il figlio lentamente si svincola dall’originaria fusione con la madre e si muove verso la propria autonomia emotiva. Il grado di differenziazione determina lo stile di vita della persona e a quel punto il cambiamento è difficile. Le persone meno differenziate vengono maggiormente trasportate e mosse dalle tensioni emotive, mentre quelle meglio differenziate sono meno vulnerabili di fronte agli stati di tensione.

La forza della fusione spinge figlio e famiglia a pensare, sentire e agire come un tutt’uno. Il risultato di queste forze vitali contrapposte sta nel fatto che nessuno raggiunge una separazione emotiva completa dalla famiglia; il primo attaccamento non scompare mai completamente. In una famiglia ben differenziata, emotività e soggettività non influenzano fortemente la relazione tra i genitori o le relazioni tra genitori e i figli. Se l’emotività e la pressione per la fusione sono poco intense, un bambino può crescere pensando, sentendo e agendo da solo.

L’equilibrio tra vicinanza e individuazione

La differenziazione del sé è la capacità degli individui di funzionare autonomamente facendo scelte auto-dirette, pur rimanendo emotivamente connessi alle relazioni importanti. Una persona scarsamente differenziata è intrappolata in un mondo di sentimenti e deve sforzarsi per tutta la vita di portare la vita emotiva in un equilibrio vivibile. L’autonomia si trova ad un estremo, che è la capacità di pensare chiaramente attraverso una situazione – separando le emozioni dal pensiero razionale. L’estremità opposta è la massa indifferenziata dell’ego, che implica la dipendenza emotiva dalla famiglia d’origine, “l’unione emotiva delle famiglie”, indipendentemente dalla distanza geografica. L’equilibrio tra la vicinanza e l’individualità è un continuum.

Questi concetti sono stati originariamente sviluppati con individui con schizofrenia e le loro famiglie e sono stati adattati alla pratica clinica e continuano ad influenzare lo sviluppo di altre teorie del sistema familiare.